La pratica del tatuaggio ha una lunghissima storia legata a diverse tradizioni e popolazioni da tutto il mondo come testimonia il ritrovamento della mummia chiamata Amunet (1923) vicino alla tomba di Luxor, datata intorno al 2000 a.c. che presenta una serie di piccoli punti e linee visibili su spalle, collo petto e addome che si pensava avessero poteri medicinali e legati alla fertilità.
Successivamente la scoperta tra le Alpi di Otzi (1991) un cacciatore, ha collocato l’origine del tatuaggio di 3000 anni ancora più indietro.
Ma qual’è stato il percorso del tatuaggio lungo la storia fino a diventare quello che conosciamo oggi?
Tatuati e tatuatori
Il tatuaggio fino al termine del XIX secolo era una pratica di nicchia principalmente legata ai militari e marinai ad eccezione dei Marcatori di Loreto, che fin da tardo Medioevo facevano tatuaggi votivi ai pellegrini, tatuandoli, durante le festività e ricorrenze legate alla religione cristiana, in mezzo alla piazza, con attrezzi rudimentali, a mimesi del sacrificio di Cristo.
Il Circo
Il passaggio da pratica riservata e nascosta a fenomeno di massa inizia a fine ‘800 quando donne molto tatuate vengono esposte all’interno dei circhi come “freaks”, destabilizzando il pubblico non solo attraverso l’inchiostro sulla pelle ma anche mettendo in mostra il loro corpo seminudo, in un contesto in cui anche una caviglia scoperta era considerata quasi oltraggiosa.
Norea Hildebrant e i racconti sugli Indiani
La madre di tutte le le ragazze del circo, la 22enne Nora Hildebrant apparve nel 1882 in un museo di curiosità a New York, mostrando, scandalosamente vestita, i suoi 365 tatuaggi.
La ragazza raccontò la sua straordinaria storia: attaccata e rapita dai Sioux fu minacciata di morte e costretta a tatuarsi dal loro terribile capo Toro Seduto per poi essere salvata la leggendario generale americano George Crook.
Questa incredibile narrazione non era altro che finzione: in realtà la giovane Nora era stata interamente tatuata da suo marito, che aveva iniziato a lavorare dal 1846 come arista itinerante durante la Guerra Civile, tatuando soldati.
Il capro espiatorio del rapimento da parte delle tribù indiane venne sfruttato successivamente da numerosissime giovani artiste tatuate sia come giustificazione accettabile per la società dell’ epoca ma anche per la narrazione avvincente e accattivante che richiamava anche i più scettici.
Tatuaggio e Indipendenza
Questo tipo di occupazione permise a queste ragazze di lavorare e rendersi economicamente indipendenti guadagnando anche tra gli 80$ e 100$ a settimana, una paga addirittura più alta di quella degli uomini che si esibivano all’ interno dei circhi, i quali dovevano spesso specializzarsi in più mansioni per potersi guadagnare da vivere.
Il tatuaggio, quindi, non solo ha avuto la funzione di iniziare un dialogo più libero e aperto tra corpo e società ma è stato un passo fondamentale per il suffragio femminile e la progressiva indipendenza delle donne.
